mercoledì 7 agosto 2013

Teatralmente

Oggi mi prende così, M di Mancanza. Di quei piedini su un palcoscenico, di quell'adrenalina. Energia positiva trasmessa e condivisa. Di quella tremenda paura di sbagliare e del formicolio che attraversa il corpo alla fine di tutto. Di tutte le parole "vomitate" che diventano poesia, si trasformano in racconto, materia vivente. Mancanza di quella che per me rimane la forma d'arte per eccellenza: IL TEATRO. Cura per le anime inquiete sempre alla ricerca di qualcosa e con mille domande che non concedono il riposo, mai.

 Era "Blues in Sedici", un testo di Stefano Benni.
Era Lecce, maggio 2008, saggio finale al Fondo Ferri.
Eravamo personaggi sospesi fra sogno e realtà.
Ero Lisa, una visionaria molto rock!

 "Io cammino a occhi chiusi sognando la riva del mare ciò che dicono le persone non sento se del mio corpo parlano o del destino futuro. Io ho piccoli piedi per fuggire e un culo che ammiro come una volpe la coda vanitosamente. Io vorrei essere rispettata come rispetto la quercia nel giardino che beve le nostre gocce di sangue quando nasconde il sole e dentro al buio ci mostra il soffitto di un sogno. Io rido, e mi tolgo il rossetto e subito lo rimetto e non saprei dirvi perchè io vorrei cambiare ogni ora ma non chiamatemi incostante. Ho bisogno di aria buona e di fumo, e di nebbia di andare via e restare rotolare e lavarmi non chiamatemi pazza. Io voglio una città che non sia solo di insegne io amo il silenzio che separa le parole non quello che vien dopo alle sirene e agli spari. Io vorrei non essere mai nata e vorrei essere vecchia come ciò che so del mondo dormire tra le tue braccia sentirti parlare di tuo Padre, per ore e vorrei lasciarti solo con la moto in fiamme sull'asfalto striato bere il tuo sangue dal mignolo succhiarti il cazzo fredda come in un film e vorrei che scrivessi di me su tutti i muri."

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