Oggi mi prende così, M di Mancanza. Di quei piedini su un palcoscenico, di quell'adrenalina. Energia positiva trasmessa e condivisa. Di quella tremenda paura di sbagliare e del formicolio che attraversa il corpo alla fine di tutto. Di tutte le parole "vomitate" che diventano poesia, si trasformano in racconto, materia vivente. Mancanza di quella che per me rimane la forma d'arte per eccellenza: IL TEATRO. Cura per le anime inquiete sempre alla ricerca di qualcosa e con mille domande che non concedono il riposo, mai.
Era "Blues in Sedici", un testo di Stefano Benni.
Era Lecce, maggio 2008, saggio finale al Fondo Ferri.
Eravamo personaggi sospesi fra sogno e realtà.
Ero Lisa, una visionaria molto rock!
"Io cammino a occhi chiusi
sognando la riva del mare
ciò che dicono le persone non sento
se del mio corpo parlano
o del destino futuro.
Io ho piccoli piedi per fuggire
e un culo che ammiro
come una volpe la coda
vanitosamente.
Io vorrei essere rispettata
come rispetto la quercia
nel giardino che beve
le nostre gocce di sangue
quando nasconde il sole
e dentro al buio ci mostra
il soffitto di un sogno.
Io rido, e mi tolgo il rossetto
e subito lo rimetto
e non saprei dirvi perchè
io vorrei cambiare ogni ora
ma non chiamatemi incostante.
Ho bisogno di aria buona
e di fumo, e di nebbia
di andare via e restare
rotolare e lavarmi
non chiamatemi pazza.
Io voglio una città
che non sia solo di insegne
io amo il silenzio
che separa le parole
non quello che vien dopo
alle sirene e agli spari.
Io vorrei non essere mai nata
e vorrei essere vecchia
come ciò che so del mondo
dormire tra le tue braccia
sentirti parlare
di tuo Padre, per ore
e vorrei lasciarti solo
con la moto in fiamme
sull'asfalto striato
bere il tuo sangue dal mignolo
succhiarti il cazzo
fredda come in un film
e vorrei che scrivessi
di me su tutti i muri."